Perche' i Dipartimenti di Prevenzione delle Asl non sono in prima fila nella riduzione del rischio da pestici e si demanda questo compito al Ministero dell'Agricoltura che non ha nessun interesse a limitare l'impiego di fitofarmaci?

 

 

1 - Nel report ARPAT Monitoraggio delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile 2012–2014 , pubblicato nel marzo 2015, si legge che "dal 2012 al 2014 l'Agenzia regionale della Toscana ha controllato 121 stazioni di monitoraggio, rappresentative di altrettanti corpi idrici superficiali distribuiti soprattutto nelle province di Firenze, Pistoia e Arezzo, le cui acque sono destinate alla potabilizzazione.

Gli esiti del monitoraggio 2014 hanno confermato una diffusa presenza di pesticidi, generalmente a concentrazioni basse, tali da non comportare una classificazione scadente. Tuttavia 71 stazioni di monitoraggio nel corso del triennio 2012-14 hanno presentato almeno una volta una analisi con residui di pesticidi misurabili. Su un totale di 1098 campioni analizzati sono stati trovati residui di fitofarmaci in 293 (26,7 %); 73 le diverse sostanze attive ritrovate.

Sempre nel corso dell'ultimo triennio in 25 stazioni di monitoraggio si sono avute analisi con residui di fitofarmaci in concentrazione uguale o superiore a 0,10 μg/L (limite acque potabili     D. Lgs.31/2001).

I casi più frequenti riguardano cinque fungicidi: 
dimetomorf, tebuconazolo, iprovalicarb, metalaxil, fluopicolide, utilizzati principalmente in viticoltura; gli erbicidi metolaclor terbutilazina, noti da tempo per il loro spiccato potenziale di contaminazione delle acque e l'insetticida imidacloprid, un neonicotinoide il cui uso è stato sospeso per un certo periodo di tempo, a causa dei possibili effetti negativi nei confronti delle api.

L'erbicida 
glifosate, per quanto ricercato in un numero ridotto di campioni a causa della complessità del metodo di analisi, è stato rilevato in una percentuale elevata di analisi, con residui di concentrazioni anche superiori a 0,1 μg/l.

Di questi risultati è veramente necessario tenere conto, per quanto si riferiscano ad analisi condotte sulle acque "grezze", che normalmente sono sottoposte a specifici trattamenti di potabilizzazione prima della loro immissione nella rete acquedottistica. Da una parte, infatti, devono servire a valutare azioni preventive per garantire un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari; dall'altra a mantenere un grado di controllo elevato sulla qualità dell'acqua erogata da parte dei Gestori del Servizio Idrico Integrato e delle Aziende Sanitarie Locali, che sono i soggetti deputati a diverso titolo a garantire la verifica del rispetto dei limiti di legge nell'acqua destinata all'utenza."

Da parte mia aggiungerei che le ASL hanno anche il compito di valutare e prevenire il rischio sanitario per la popolazione, arrivando per quanto possibile in anticipo sulla legge almeno nei casi sospetti, come ad esempio nel caso del glifosate (l'erbicida più venduto al mondo, che nel marzo scorso la IARC  ha riclassificato  2A "probabilmente cancerogeno"). 

2 - Nel documento europeo Reducing pesticide use across the EU si legge:

"Presentazione

Qui noi esamineremo come gli Stati Membri  stanno implementando la direttiva 2009/128/EC del  21 October 2009 sull'Uso Sostenibile dei Pesticidi (SUDP).

La maggioranza  degli Stati Membri usano il NAP (Best Practice National Plan) per raccogliere informazioni sull'uso dei pesticidi nel loro Paese, e ‘riciclare' misure già applicate. Purtroppo sono state prodotte solo poche proposte innovative.  François Veillerette,  President of PAN Europe

Sintesi

L'ambizione degli Stati Membri di ridurre l'uso dei pesticidi è estremamente debole, e i problemi comprendono:

La mancanza di obiettivi generali  nei Piani d'Azione Nazionale per la riduzione dell'uso dei pesticidi per la maggioranza degli Stati Membri  e la mancata definizione di obiettivi quantitativi, traguardi da raggiungere, e un programma chiaro per la riduzione dell'uso dei pesticidi così come previsto nella Direttiva sull'Uso Sostenibile dei Pesticidi (SUDP).

La maggioranza degli Stai Membri  riciclano strumenti già esistenti  senza proporre azioni nuove, e alcuni hanno fissato obiettivi più bassi di quelli già fissati dalla EU.

Gli indicatori di risultato sono spesso  "inadeguati"  (numero di ore di formazione o di certificati rilasciati) utili per la conoscenza ma non specifici come sarebbe ad esempio l'introduzione di buone pratiche agronomiche o l'uso di prodotti alternativi non-chimici

Maggior attenzione sembra esserci nell'eliminazione dei pesticidi  nelle aree a maggior sensibilità (parchi, aree ricreative, altamente popolate, marciapiedi) specialmente in città, mentre poco è stato proposto per il settore agricolo:

Alcuni Stati  (Francia, Germania, Olanda, e Bruxelles) stanno programmando il divieto di alcuni tipi di pesticidi nelle aree pubbliche.

Tuttavia, nonostante l'approccio positivo, molte deroghe sono previste per la lotta a specie invasive.

Gli Stati Membri hanno una importante mancanza di impegno concreto nel settore agricolo.

È scandaloso come gli Stati Membri sottovalutano l'opportunità di ridurre la dipendenza da pesticidi visto che:

Per  molti pesticidi è stata dimostrata la capacità di aumentare il rischio di tumore, specialmente attraverso gli effetti  sulle mutazioni del DNA o per la tossicità sulla riproduzione. Per molti pesticidi ci sono evidenze importanti per le proprietà di mutamenti endocrini pericolosi  per l'uomo e per l'ambiente. Gli effetti sulla salute legati a questi rischi (tumore, disordini cognitivi e sessuali, e disordini mentali) sono in aumento ed è altamente probabile che i pesticidi contribuiscano a questo trend.  Le donne  incinte e i bambini sono altamente vulnerabili all'esposizione a pesticidi

I pesticidi spesso contaminano l'aria, l'acqua e il suolo e sono pericolosi per l'ambiente e per gli insetti benefici (come le api e i predatori naturali di insetti parassiti)  e per i microrganismi presenti nel terreno."

Osservo che a fronte di giudizi così severi da parte dell'Europa, la Prevenzione Sanitaria delle ASL  (i Dipartimenti di Prevenzione) dovrebbe rompere gli indugi e decidere di aggredire in maniera decisa la questione: l'uso di sostanze chimiche in agricoltura non può prescindere dalla valutazione di impatto sulla salute della popolazione.

3 - Ricercando nei Piani Regionali della Prevenzione 2014-2018 quale attenzione è riservata al problema Agricoltura nei suoi multiformi aspetti di sanità pubblica (stante il fatto che la maggior parte delle Regioni non hanno ancora predisposto le linee operative dei PRP) si nota che:

La parola chiave fitosanitari legata ad agricoltura inserita in programmi in linea con le indicazioni europee compare solo nei piani:

- della Regione Lombardia che prevede di sviluppare:



  • attività per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari


  • indirizzi operativi per il controllo ufficiale sul commercio e sull'impiego dei prodotti fitosanitari


  • indicazioni operative alle asl per la conduzione delle attività di vigilanza sulla sperimentazione di prodotti fitosanitari


  • attività di monitoraggio per verificare il livello di conseguimento degli obiettivi prefissati 




- e della Regione Veneto che prevede:



  • azioni per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari


  • sorveglianza sanitaria ai lavoratori addetti all'impiego di fitosanitari


  • formazione per gli utilizzatori e rivenditori dei prodotti fitosanitari


  • Vigilanza integrata con gli altri servizi del DIP sull'impiego di fitosanitari






  • per la Regione Puglia si parla di controllo dei residui su ortofrutta e cereali, per le Regioni FVG e Sardegna si parla in generale di controlli sull' uso e il commercio dei fitosanitari. Per le altre Regioni nulla.




La parola pesticidi non viene mai usata.

La parola agricoltura quando compare da sola riporta sempre alle azioni di prevenzione degli infortuni del settore  che sono prese in considerazione da tutte le Regioni.

Da questa analisi, per quanto parziale, si può affermare che mentre la questione della sicurezza dei lavoratori agricoli è ormai patrimonio diffuso della prevenzione delle ASL di tutta Italia, il rischio per la salute della popolazione connesso all'uso massiccio di fitosanitari non è assolutamente preso in carico da Dipartimenti di Prevenzione delle ASL.

4- La Regione Veneto, Dipartimento Agricoltura e Sviluppo Rurale, Settore Fitosanitario, al pari di altre Regioni fra le quali cito ad esempio la Campania, a fronte di una richiesta della Confcooperative Veneto del 05/03/2015 concede  la prima deroga l'11/03/2015 per il diserbante GLUFOSINATE AMMONIO (R60-R63), i fungicidi MANCOZEB (R63), FLUOPYRAM (R40) e TEBUCONAZOLE (R63), tutte sostanze sospette di gravi effetti cronici per la salute.

Faccio notare che:

- nelle Linee Tecniche di Difesa Integrata 2015 della Regione Veneto, Settore fitosanitario sono previste "DEROGHE:  Nel caso di eccezionali condizioni meteoclimatiche o infezioni o infestazioni non controllabili con i prodotti fitosanitari previsti dalle norme tecniche, il Settore Fitosanitario potrà autorizzare deroghe aziendali o territoriali".  Evidentemente, in questo caso almeno, la deroga regionale è preventiva, e non tiene in alcuna considerazione quanto disposto nelle LTDI dalla stessa Regione: "eccezionali condizioni .." che non sono certamente valutabili a marzo!

- la nota non prende minimamente in considerazione gli aspetti tossicologici, né è accompagnata da alcun tipo di parere sanitario

ad es.: per i filari a bordo strada è necessario irrorare dalla strada verso la campagna e non viceversa!) lasciati senza controllo reale.

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