Quanto sono realmente pericolosi per la nostra salute i veleni usati in agricoltura.

I prodotti fitosanitari possono avere sull'uomo effetti di tipo acuto o cronico: la diversità del danno è legata al tipo di sostanza, alla sua capacità di interazione con l'organismo umano, alla via di penetrazione, al livello ed al tempo di esposizione.

Per fare un esempio di interazione tra sostanza ed organismo: gli organo fosforici e gli organo clorurati, riescono ad aggredire gli insetti perché sono liposolubili e penetrano quindi facilmente attraverso la loro barriera lipidica; allo stesso modo però riescono a superare anche la barriera lipidica cutanea dei mammiferi, l'uomo in particolare.

 

I casi di intossicazione acuta in Italia sono generalmente conseguenti ad esposizione professionale, a carico quindi di lavoratori non correttamente protetti durante la fase di preparazione delle miscele o di distribuzione sulle colture, oppure a seguito di ingestione accidentale o a scopo suicida. Le manifestazioni cliniche sono ben conosciute e in taluni casi possono essere anche molto gravi: frequentissima è l'irritazione di cute e mucose, spesso si hanno disturbi gastrointestinali quali nausea, vomito e diarrea, oppure neurologici o polmonari. I sintomi si presentano a distanza variabile tra un paio d'ore e 24 ore dall'esposizione: è consigliabile non sottovalutare i sintomi e recarsi al Pronto Soccorso o ad un centro antiveleni portando con sé l'etichetta delle confezioni usate. La protezione si effettua con l'uso di maschere respiratorie o scafandri ad immissione d'aria, tute, guanti, occhiali.

 

I danni cronici, che si manifestano anche a distanza di molti anni, sono meno conosciuti, perché difficili da attribuire con certezza a quella specifica esposizione. Si trovano tuttavia in letteratura moltissimi studi in grado di dare un quadro abbastanza nitido degli effetti a lungo termine sulla salute umana, di tipo cancerogeno, e non cancerogeno; per non cancerogeni si intendono gli effetti teratogeni (malformazioni fetali), mutageni (alterazioni del patrimonio genetico), neurologici (Parkinson), dermatologici. Da sottolineare che non c'è relazione fra il grado di tossicità acuta di un prodotto e la sua capacità di produrre danni a lunga distanza: il mancozeb ad esempio, diffusissimo fungicida, è classificato "irritante (Xi)" sotto il profilo della tossicità acuta ,

ma per gli effetti cronici è un sospetto cancerogeno.

 

La letteratura scientifica

In un convegno organizzato da ARPAV e Regione Veneto a Padova il 10 marzo 2009 "Fitosanitari e Ambiente", il prof. Giuseppe Mastrangelo dell'Università di Padova ha riferito di uno studio di Coorte condotto dall'Agricultural Health Study statunitense su 52.400 applicatori di fitosanitari, individuati nel 1992 e seguiti ancora oggi. Ne sono risultati 81 studi scientifici, pubblicati dal 1996 ad agosto 2008, finalizzati ad "identificare e quantificare il rischio di cancro e di effetti non neoplastici associati con l'esposizione diretta a fitosanitari specifici – non a categorie di fitofarmaci in generale- e valutare nei coniugi e nei figli degli agricoltori i rischi di malattia causati da fitosanitari per contatto diretto o indiretto". Ne risulta un quadro francamente impressionante. Un alto numero di sostanze è risultata essere in grado di produrre vari tipi di tumore: fra gli insetticidi il chlorpyrifos, il dazinon, Il carbaryl, il carbofuran, il chlordane e il dieldrin, fra gli erbicidi l'alachlor e il trifularin, solo per citarne alcuni. Ma sono descritti anche sostanze in grado di produrre degenerazione della retina nelle mogli di agricoltori -il mancozeb e lo ziram-, disturbi neurologici tra cui depressione (clorphyriphos) e morbo di Parkinson.

La situazione del Veneto e di Verona

 

Analizzando ora la situazione del nostro territorio, senza pretesa di presentare un'analisi esaustiva, prendiamo in considerazione alcuni fra i prodotti maggiormente in uso in provincia di Verona, la Provincia che commercia la maggior parte -circa il70%- dei prodotti "molto tossici" dell'intera Regione del Veneto.

Sono 11 i composti usati in Veneto classificati dall'Agenzia americana per la Prevenzione dell'Ambiente (EPA) come "cancerogeni probabili"; questa classificazione sta a significare che l'evidenza del loro potenziale cancerogeno c'è, ma non sono a disposizione studi epidemiologici sufficienti per dimostrare l'effetto cancerogeno sull'uomo. Fra quelli più comunemente usati 3 appartengono alla categoria dei fungicidi –mancozeb, folpet e metiram- e uno, il metam sodium, è un insetticida. Altri 7 -maneb, acifluorfen, captan, daminozide, haloxyfop methil, procymidone, propargite, hanno una diffusione minore nella nostra Regione.

 

Occorre dire per completezza che a differenza dell'EPA, lo IARC, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, non li inserisce nella lista dei cancerogeni, ritenendo che gli studi per classificarli come "cancerogeni certi" siano ancora insufficienti. Come ci si deve comportare allora di fronte a due così importanti giudizi non perfettamente concordanti? Ci si deve comportare secondo il "principio di precauzione", che obbliga a trattare una sostanza di cui non sia ancora ben definita la tossicità, con la precauzione che si userebbe nel caso avesse il massimo grado di tossicità. Nel nostro caso questi prodotti vanno trattati come se fossero cancerogeni. 

Si ricorda che una notevole quantità di prodotti messi in commercio sono indicati come "non classificati" -in Veneto siamo quasi al 50%- il che non significa che sono da considerare come innocui, ma come prodotti di cui non si conoscono gli effetti tossici, e ai quali va applicato l'appena ricordato principio di precauzione. A rafforzare questa affermazione va riaffermato che negli studi condotti nel mondo sugli effetti tossici degli antiparassitari, vi sono prove sufficienti per raccomandarne la riduzione al minimo possibile, specie per bambini e donne in gravidanze.

Danni per la popolazione

Dalle analisi condotte da ARPAV sulla presenza di fitosanitari nelle acque superficiali, si ricavano alcune considerazioni che destano preoccupazione per i rischi per la popolazione in generale: alcuni prodotti cancerogeni come il mancozeb, il clorphyrifos e l'alachlor si trovano nelle acque di molti dei fiumi veneti. Notizia recente e preoccupante inoltre, è la presenza in alcuni pozzi del veronese di atrazina, sospetto cancerogeno e bandita in Italia dal 1992 per la sua tossicità e la lunga persistenza nell'ambiente.

 

Sulle modalità di intossicazione cronica della popolazione non esposta professionalmente, oltre agli studi che considerano l'uso domestico dei fitosanitari o la contaminazione di familiari di lavoratori esposti professionalmente tramite gli indumenti, c'è uno studio particolare condotto da Betta e Lorenzin nel ‘92 "valutazione tossicologica del fenomeno di deriva nei trattamenti antiparassitari ed elementi per la minimizzazione del rischio" che vale la pena richiamare per la grande attualità. Dicono gli Autori: "la quota di principio attivo .. dispersa nell'ambiente, a cominciare dalla immediata ricaduta sul terreno durante il trattamento, risultano sempre molto consistenti. E' evidente quindi che vi può essere un rischio per la salute non solo per l'operatore agricolo ma anche per la popolazione generale". Lo studio ha misurato la concentrazione di alcuni antiparassitari a varie distanze dal confine di alcuni frutteti in provincia di Trento, e ne sono state stimate le dosi potenzialmente assorbite per via aerea e cutanea da un ipotetico abitante situato in quelle aree. Le dosi di assorbimento stimate sono state poi confrontate con la dose giornaliera ammissibile secondo l'OMS senza esporre l'uomo ad alcun rischio apprezzabile. I risultati hanno evidenziato che tutte le sostanze esaminate superavano i limiti ammessi a distanza di 10 metri dal campo trattato e molte superavano tali limiti alla distanza di 50 metri. Fra queste ultime due cancerogeni come il chlorphyrifos e il solito mancozeb. Ovviamente il fenomeno si accentuava in presenza di brezza. Nel caso degli esteri fosforici sono stati segnalati da altri Autori effetti biologici sulla popolazione residente tra 50 e 1000 metri dalle colture sottoposte ad intensi trattamenti.

 

Da quanto esposto si può concludere che il rischio per la popolazione residente in aree sottoposte a massicci trattamenti con fitosanitari è concreto e da non sottovalutare.

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