Se vogliamo che sia guerra, allora facciamola. Ma rassegnamoci a subire numerose vittime innocenti, da una parte e dall'altra. Eppure, una soluzione ci sarebbe...

 

Mai pensare che la guerra, anche se giustificata, non sia un crimine.

(Ernest Hemingway)



Di fronte alla cieca esplosione di vigliaccheria armata (tali sono da considerare i massacri di civili inermi) che, prassi ormai consolidata in territorio islamico, sta esplodendo anche in occidente, l'opinione pubblica si divide in due categorie, entrambe in torto.

Da un lato chi si schiera contro l'islam tout-court, sostenendo che l'odio e la guerra nei nostri confronti fanno parte della stessa religione mussulmana, e che quindi tutti i credenti andrebbero cacciati e perseguitati a prescindere.

Dall'altro lato ci sono quelli che, come già scritto in quest'articolo, vogliono distinguere tra islamici moderati e integralisti, come se l'applicazione dei precetti del Corano andasse rispettata solo se applicata, appunto, "con moderazione". Questa posizione è insopportabile perché presuppone che la religione sia in sé malvagia, ma che sia sopportabile se presa, come per il fumo o i superalcolici, a piccole dosi.

Nella realtà a dover essere combattuto è il fenomeno della violenza. Questo comporterebbe l'inevitabile critica nei confronti i chi questa violenza insensata la favorisce e la applica. Ogni riferimento a Obama, alla CIA, ai bombardamenti, ai droni assassini e alle kill-list è puramente intenzionale.

Gli ultimi attentati, non pianificati da Daesh, ma attribuibili a non meglio precisati lupi solitari auto-radicalizzati, mostrano che il problema non è affatto l'integralismo. Il kamikaze di Nizza, per esempio, era noto come un violento, non particolarmente seguace dei dettami dell'Islam, edonista e bevitore (di alcool). Non è certo il ritratto di un giovane pio e integralista, ma piuttosto quello di un balordo, disperato e manesco.

L'antropologo catalano Mikel Azurmendi sostiene che "la seconda e la terza generazione dei mussulmani trapiantati in Europa soffrono dell'esclusione che sono costretti a subire, a scuola, nel lavoro, nella società. Molti di loro cercano una vita facile e finiscono col delinquere." È questo il sottobosco delle banlieue che genera gli attentatori di quest'ondata caotica e autoreferenziale.

Secondo l'orientalista e politologo francese Oliver Roy "il perno dello jihadismo non è la radicalizzazione dell'islam, ma l'islamizzazione del radicalismo," che significa, in uno stile un po' renziano, che il problema non è dato dai credenti mussulmani che si trasformano in terroristi, ma piuttosto da balordi delinquentelli che si convertono all'islam, o meglio alla versione deviata di islam che alimenta il terrorismo.

Quindi la 'cura' di questo problema non è certamente quella degli estremisti di destra, che vorrebbero cacciare i non cristiani dall'Europa, ma non è nemmeno quella dei cattolici che confondono chi pratica coerentemente la propria fede con i violenti. L'unico sistema è l'eradicazione della violenza dalle nostre periferie e dalle zone di conflitto.

Un'eradicazione che comporta la rinuncia alla violenza come prassi (il che non significa rinunciare alla fermezza, anzi) e la demolizione sistematica delle cause di questa violenza: la miseria, la segregazione, l'ingiustizia. Che comporta un controllo strettissimo di chi finanzia i terroristi, acquista il loro petrolio o vende loro le armi. Un processo lento, ma forse l'unico che possa portare a qualche risultato. E meno costoso della guerra.

E, per cortesia, non chiamateli integralisti.

Contenuti correlati

I ricchi uccidono il pianeta
I ricchi uccidono il pianeta La ricchezza rovina il nostro pianeta. Inoltre, ostacola anche la necessaria trasformazione verso la sostenibilità, condizionando le relazioni di potere e gli s... 5893 views Michele Bottari
Ma non chiamateci negazionisti
Ma non chiamateci negazionisti Il regime ci nasconde la verità, per un superiore interesse pubblico.  E ci ha convinti tutti ad adottare lo stesso sistema, per non istigare comportamenti... 7258 views Michele Bottari
Abbiamo ancora bisogno delle province?
Abbiamo ancora bisogno delle province? Si e no, si tratta di decidere chi fa cosa. Perché di certe cose, quali gestione e pianificazione del territorio, turismo, scuole, strade, trasporti, smaltiment... 6076 views Mario Spezia
Cannes 2025: Il Festival della Guerra in Frack
Cannes 2025: Il Festival della Guerra in Frack Penn, Edge e Bono sfoggiano soldati ucraini sul red carpet tra gli applausi. Mentre il cinema celebra la guerra, la pace non è nemmeno invitata alla premi... 1369 views Michele Bottari
La rivoluzione delle pettorine gialle
La rivoluzione delle pettorine gialle Mentre il mondo si avvita in una catastrofe che appare senza uscita, alcuni scalmanati francesi inscenano una rivoluzione per qualche centesimo sul prezzo della... 5456 views Michele Bottari
Restauriamo le fontane!
Restauriamo le fontane! L'associazione ..ergo.. propone il restauro e il recupero funzionale di una fontana di percolazione, all'insegna di un pragmatico eco-attivismo.Quando anni fa i... 2843 views sergio_bonato
Anche Fan s'illumina di meno
Anche Fan s'illumina di meno Venerdì 13 febbraio la web radio dell'Università Fuori Aula Network aderisce a M'illumino di meno, iniziativa lanciata da Caterpillar. Ospite in radio la cantau... 2922 views fulvio_paganardi
Qualità dell'ambiente urbano a Verona - 2
Qualità dell'ambiente urbano a Verona - 2 Seconda parte della sintesi del IX Rapporto pubblicato dall'ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Verona viene messa a confronto... 2614 views Mario Spezia