Prezzi in picchiata, ma da noi si preferisce nascondere la polvere sotto il tappeto e raccontare favole ai grulli.

 

Francesco Terreri su L'Adige del 16.12.2010 parla di crollo del valore dei vigneti:

"Cala il prezzo della terra in Trentino dai valori "d'oro" degli scorsi anni.

Nel caso degli 8.800 ettari a vigneto, i prezzi variano da un minimo di 53 mila a un massimo di 151 mila euro. I valori minimi sono scesi del 12% rispetto all'anno precedente e del 19% rispetto al 2007. I massimi, rispettivamente,  del 6% e dell'8%.

Nel 2009 il valore medio di un ettaro a vigneto è sceso del 10,4%, dai 142 mila euro del 2008 a 127.200 euro. Rispetto ai 147.900 euro di due anni prima la diminuzione è del 14%.

Per quanto riguarda i 12.300 ettari a frutteto, il valore medio si attesta a 96 mila euro l'ettaro, il 3,5% in meno dell'anno prima, oscillando tra 65 mila e 112 mila euro. Se però i valori minimi scendono del 4%, i massimi risultano in calo del 10% sui 125 mila euro a ettaro del 2008.

Un calo dei valori dei terreni si registra anche per i 689 ettari a oliveto. Nel 2008 quotavano in media 39.100 euro, l'anno scorso sono passati a 37.200"

In un altro articolo, su L'Adige del 8.12.2010, si parla della situazione debitoria delle cantine:

"TRENTO - 263,1 milioni di debiti verso le banche: sommando quelli delle tre grandi realtà del vino trentino (Mezzacorona, La Vis e Cavit) con quelli delle 11 sorelle, cioè le cantine di primo grado socie di Cavit, la cifra in termini assoluti - desunta dai bilanci dell'esercizio 2008-2009 - è imponente".

" Giudizio critico o negativo sulla situazione di 9 cantine su 15. Proposta di fronteggiare la consistente massa debitoria complessiva (circa 300 milioni) con un finanziamento - a tasso agevolato dell'1% - di almeno 140 milioni in totale, in modo da garantire un risparmio annuo di circa 3 milioni e mezzo in conto interessi. Sono i risultati dell'analisi economico-finanziaria svolta dai consulenti della Federazione della cooperazione Berti e Ripani per la Studio 2002 srl di Bardolino di Emilio Pedron, a supporto dell'Ipotesi "di riassetto della vitivinicoltura cooperativa trentina". Il cronista dell' Adige ha potuto leggere il documento inviato alla giunta provinciale dal presidente Schelfi il 15 ottobre, che fino ad oggi non è stato reso pubblico, forse anche perché contiene una schietta disamina dei problemi delle varie cantine"

Ci si domanda come va a Verona e perchè non vengono pubblicati i dati economici del settore vitivinicolo veronese.

E' improbabile che Verona navighi nell'oro mentre Trento affronta la rapide, anche perchè il Trentino può contare più di Verona su prodotti di eccellenza (spumanti e non solo) con mercati consolidati.

Alcune dati sono arcinoti: i magazzini sono sempre più stipati di bottiglie e sia le quantità che i prezzi di vendita del vino sono in calo costante da alcuni anni. Si parla di una diminuzione  annua delle vendite tra il 20 e il 30% per quasi tutti i tipi di vino e di un preoccupante calo dei prezzi negli ultimi 2 anni.

La situazione globale di indebitamento del settore è molto forte,  ma ci sono alcuni elementi specifici nella economia del vino della nostra provincia che vale la pena di evidenziare.

Le grandi aziende sono sane sopra tutto perchè scaricano sui singoli piccoli produttori il peso economico della crisi. La grande cantina (privata o cooperativa) acquista il vino dai produttori in base alle richieste del mercato e lo paga in base all'andamento delle vendite, con ritardi di mesi e di anni e con aggiustamenti di prezzo che penalizzano sempre il piccolo produttore. Il viticoltore stringe i denti, fa economia, investe i risparmi, si ingegna in tutti i modi.

Così la piccola azienda familiare si ritrova a dover sopportare tutto il peso economico della crisi e ad accollarsi tutto il rischio d'impresa. Il debito in questa maniera diventa invisibile e non documentabile e tutti preferiscono illudersi che, passata la buriana, tutto tornerà come ai vecchi tempi e sarà grasso che cola per tutti.

5 anni fa una signora di Mezzocorona, proprietaria di una importante azienda vinicola, mi spiegava che la sua famiglia stava vendendo sia i vigneti che la cantina perchè era evidente che i prezzi avevano ormai raggiunto il picco massimo e che si prospettava un ciclo di forte calo dei valori sia dei terreni che del vino.

Da noi si preferisce nascondere la polvere sotto il tappeto e raccontare favole.

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