Il vescovo di Verona nel suo predicozzo settimanale su carta stampata dà fondo al suo scarso repertorio di immagini poetiche per magnificare la bellezza e la dolcezza di questo caldo autunno, che in realtà è un sintomo evidente del pessimo stato di salute del nostro pianeta.

Se il nostro vescovo avesse buttato un occhio sull'ultima enciclica di Papa Francesco, forse qualche dubbio gli sarebbe venuto, ma evidentemente, preso com'era dagli strascichi della sua campagna elettorale a favore della Lega, non ha avuto tempo di leggersi questa interessante lettera pastorale.

Il Papa mette chiaramente in relazione i cambiamenti climatici con l'uso sconsiderato delle risorse del pianeta:

". . . Negli ultimi decenni, tale riscaldamento è stato accompagnato dal costante innalzamento del livello del mare, e inoltre è difficile non metterlo in relazione con l'aumento degli eventi meteorologici estremi, a prescindere dal fatto che non si possa attribuire una causa scientificamente determinabile ad ogni fenomeno particolare. L'umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano. È vero che ci sono altri fattori (quali il vulcanismo, le variazioni dell'orbita e dell'asse terrestre, il ciclo solare), ma numerosi studi scientifici indicano che la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni è dovuta alla grande concentrazione di gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di azoto ed altri) emessi soprattutto a causa dell'attività umana. La loro concentrazione nell'atmosfera impedisce che il calore dei raggi solari riflessi dalla terra si disperda nello spazio.

Ciò viene potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull'uso intensivo di combustibili fossili, che sta al centro del sistema energetico mondiale. Ha inciso anche l'aumento della pratica del cambiamento d'uso del suolo, principalmente la deforestazione per finalità agricola. Se la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi, con gravi conseguenze per tutti noi. L'innalzamento del livello del mare, ad esempio, può creare situazioni di estrema gravità se si tiene conto che un quarto della popolazione mondiale vive in riva al mare o molto vicino ad esso, e la maggior parte delle megalopoli sono situate in zone costiere . . .  ".

Il vescovo Zenti preferisce sdilinquirsi tra "il fruscio delle foglioline che cadono, il frullio degli uccellini sui rami, l'amalgama dei colori e delle sfumature delle foglie", giungendo a "scorgervi l'aleggiar dello Spirito della bellezza e il tocco del dito divino".

L'eccellenza reverendissima farebbe bene a commuoversi un po' di meno e ad informarsi un po' di più, dato che questa coda di caldo estivo dovrebbe impensierirlo invece di scatenare la sua vena poetica.

- Tra il 1990 e il 2014 – afferma l'Omm – c'è stato un aumento del 36% del forzante radiativo a causa di gas serra persistenti come anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e il protossido di azoto (N2O) generati da attività industriali, agricole e domestiche. "Ogni anno segnaliamo un nuovo record. Il CO2 non si vede. È una minaccia invisibile, ma molto reale che si traduce in temperature globali più alte ed eventi meteorologici estremi più numerosi come ondate di calore e inondazioni, scioglimento dei ghiacci, innalzamento del livello del mare e aumento dell'acidità degli oceani.

Nella primavera del 2014, quando il CO2 risulta più abbondante, le concentrazioni nell'emisfero settentrionale hanno varcato la soglia simbolicamente significativa di 400 ppm e nella primavera 2015, la concentrazione media globale di CO2 ha superato il livello di 400 ppm. -

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- Il Calderone in Abruzzo, unico ghiacciaio appenninico, resiste all'urto dei cambiamenti climatici grazie alle rocce del Gran Sasso che lo racchiudono in uno stretto vallone e ai calcari chiari che riflettono parte dei raggi solari causa dello "scioglimento"; tutto ciò però potrebbe non bastare per la sua sopravvivenza. "Il destino del Calderone sembra segnato, così come quello degli altri piccoli ghiacciai del Mediterraneo" e, conclude Claudio Smiraglia, "rappresenta lo scenario a cui sono destinati a fine secolo i ghiacciai delle Alpi Italiane che dal 1960 ad oggi hanno perduto una superficie complessiva di circa il 30%". -

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 - Anche in Italia le cose non vanno come dovrebbero. Dopo anni di declino (2014 compreso) tornano ad aumentare sia la domanda di energia elettrica, sia le emissioni di gas serra. -

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