Il territorio montano e collinare della provincia di Verona è troppo vasto e troppo complesso per poter essere controllato da pochi e sprovveduti cacciatori.

Per affrontare seriamente il problema c'è bisogno di uno studio approfondito, di un piano complessivo di controllo, di finaziamenti adeguati e di personale preparato.

Lunedì scorso è andato in scena il consueto tentativo di buttare in caciara l'assemblea pubblica convocata a Caprino da Giacomo Brunelli. Consueto perché si ripete ogni volta che qualcuno tenta di aprire la discussione sulla gestione delle specie selvatiche e delle aree protette. Una malsana mescolanza di leghisti fanatici e di cacciatori esagitati ha tentato di imporre la parola d'ordine concordata: I cinghiali si eliminano con la caccia, che deve essere praticata tutto l'anno, anche dopo il tramonto, anche nei Parchi e nelle aree protette. Il moderatore è stato bravo a tenere in mano la situazione e a permettere che tutti, relatori e pubblico, potessero esprimere serenamente la propria opinione.

Anche perchè gli studi effettuati negli ultimi anni in tutta Europa dimostrano che la caccia, a dispetto delle diverse metodiche adottate, non è riuscita a controllare la popolazione dei cinghiali, che sono cresciuti in maniera esponenziale.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25512181

I ricercatori hanno evidenziato come la mortalità naturale (pressioni climatiche, malattie e predazione (soprattutto da parte del lupo), incidendo in gran parte sulle classi giovanili, mantiene una struttura della popolazione più stabile e determina una minore dispersione di individui. L'attività venatoria, al contrario, colpisce soprattutto gli adulti e innesca risposte compensative tra i cinghiali, producendo una loro aumentata diffusione nel territorio.

Nello studio si sottolinea che il tasso di aumento medio della popolazione di cinghiali in Europa è stato quasi sempre superiore a 1 con picchi sino a 1,46. Vuol dire che, dai primi anni ‘80 del secolo scorso a oggi, l'attività venatoria non ha in alcun modo contenuto la crescita numerica delle popolazioni. Senza mai dimenticare che le immissioni per la caccia, legali e non, hanno al contrario contribuito ad aumentare il numero dei cinghiali. Già nel 1993 un documento tecnico dell'allora Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (oggi confluito nell'ISPRA) sottolineava come l'attività venatoria "è responsabile di ripopolamenti più o meno massicci e di introduzioni con individui provenienti da regioni geograficamente molto distanti"

ISPRA (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha pubblicato questo importante lavoro:
LINEE GUIDA PER LA GESTIONE DEL CINGHIALE (SUS SCROFA) NELLE AREE PROTETTE
In questa pubblicazione viene sottolineata l'esigenza di uno studio approfondito sulla popolazione dei cinghiali e di un piano di gestione complessivo per il loro contenimento.

E' interessante sottolineare questo capoverso a pag. 11 del pdf:
"Oggi invece la situazione risulta complessivamente caratterizzata da una carenza di criteri di gestione faunistica omogenei ed uniformi, che permettano un controllo programmato e "responsabile" della specie. L'attuale prassi gestionale normalmente non è in grado di perseguire obiettivi a medio-lungo termine definiti in base a scelte precise; come conseguenza la densità delle popolazioni, la loro struttura e la loro dinamica sono sostanzialmente correlate al rapporto prelievi/immissioni voluto dalla componente venatoria piuttosto che al mantenimento di una situazione accettabile anche in funzione dell'impatto esercitato localmente dal Cinghiale sulle coltivazioni agricole e sulle altre componenti delle biocenosi. Ciò dipende anche dal fatto che in diverse realtà del Paese le squadre di caccia al Cinghiale sono venute assumendo una connotazione di "blocco sociale" in grado di condizionare le scelte di gestione faunistica operate dagli amministratori locali e, di fatto, la gestione faunistica e la fruizione ambientale di vasti territori".

Il WWF nazionale è intervenuto più volte su questo tema:
https://www.marsicalive.it/emergenza-cinghiali-wwf-problema-creato-dal-mondo-venatorio-paghino-gli-atc/

"Due sono i punti fermi da tenere in debito conto: il primo riguarda le responsabilità della attuale situazione e i relativi conti da pagare. Il problema cinghiali esiste perché, a partire dagli anni '50 del secolo scorso e sino a pochi anni fa ci sono state immissioni a scopo venatorio. I cinghiali si sono moltiplicati in Italia col solo scopo di consentire a una minoranza di cacciatori di divertirsi sparando e uccidendo. Il risarcimento dei danni da cinghiale va di conseguenza attribuito interamente agli ATC, gli Ambiti Territoriali di Caccia.

Il secondo punto da tenere ben fermo riguarda una constatazione sotto gli occhi di tutti: l'attuale sistema di controllo della popolazione dei cinghiali è risultato del tutto fallimentare visto che i danni non sono affatto diminuiti. Chi mai del resto affiderebbe la riparazione di un danno proprio a chi questo danno lo ha creato?

La gestione del cinghiale è una sfida che si può vincere. C'è necessità però di cambiare approccio e di fare "gioco di squadra" tra i vari soggetti che a diverso titolo hanno un ruolo attivo. Ognuno con le proprie competenze e responsabilità deve concorrere, nel rispetto della normativa e del lavoro di tutti, ponendo in essere azioni convergenti verso gli stessi obiettivi".

Il punto è proprio questo: per risolvere il problema cinghiali non basta la caccia, che anzi in molti casi si è dimostrata controproducente. Bisogna mettere in campo una serie di competenze, di risorse e di interventi che devono coinvolgere anche la popolazione colpita da questo flagello, in primo luogo i coltivatori e gli allevatori. Oltre alla caccia possono essere utilizzati vari sistemi di cattura: trappole mobili, trappole fisse (chiusini), recinti di cattura. Questi sistemi hanno bisogno del coinvolgimento dei proprietari dei fondi frequentati dai cinghiali, proprietari che con ogni probabilità saranno ben felici di collaborare alla cattura.

Ma per arrivare a questo bisogna che la Regione Veneto si faccia carico di questo problema, destinando personale e finanziamenti per lo studio degli areali, acquisto di materiali, formazione del personale e dei coltivatori/allevatori coinvolti, gestione degli interventi.
Appare evidente poi che in questo contesto toccherà alle Provincie il compito di coordinare i vari interventi sul territorio, quelle stesse provincie che negli anni scorsi sono state svuotate di risorse, di personale e di competenze.
http://www.provincia.vr.it/newweb/Organi-di-governo/Giunta-Provinciale/Deliberazioni-della-Giunta-provinciale/Deliberazi6/Giunta-del20/Deliberazione-n.-80.pdf
http://www.provincia.vr.it/newweb/Organi-di-governo/Giunta-Provinciale/Deliberazioni-della-Giunta-provinciale/Deliberazi9/Giunta-del14/Deliberazione-n.-63.pdf

In alcuni stati europei è stata anche sperimentata la sterilizzazione, sia chirurgica che chimica, e addirittura una pillola anticoncezionale. Entrambi gli interventi richiederebbero delle strutture sanitarie che da noi sono di là da venire.

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