Isde Italia e GUFI (Gruppo Unitario per le Foreste Italiane) chiedono alle istituzioni di non autorizzare la ripresa dei tagli boschivi, un’attività che nel caso delle latifoglie è anche fuori tempo massimo: è ormai primavera e i tagli nei boschi di latifoglie sono vietati per consentire alle piante il periodo vegetativo.

Ce la prendiamo con Bolsonaro, ma poi a casa nostra facciamo anche peggio: taglio indiscriminato dei boschi e distruzione sistematica delle praterie anche all'interno dei SIC. Il caso di Costagrande.

La gestione di boschi e foreste è una questione molto complicata, perchè riguarda situazioni molto diversificate da zona a zona, interessi economici decisamente rilevanti e interessi energetici, ambientali, idrogeologici e conservazionistici di primario interesse nazionale.

ISDE
(Medici per l'Ambiente) e GUFI (Gruppo Unitario per le Forete Italiane) sono giustamente preoccupati:
"Le associazioni dei tagliatori stanno chiedendo non solo di violare la quarantena a cui sono sottoposte tutte le altre aziende, ma anche di poter violare la legge che protegge i boschi di latifoglie, tagliando a primavera ormai giunta. Le attività forestali sono infatti ferme in quanto considerate non necessarie, e nel momento in cui l'Italia ripartirà sarà concesso solo, fino al prossimo inverno, il taglio dei boschi di conifere - spiegano i promotori - Questo perché nei boschi di latifoglie (querce, faggi, carpini…) non è concessa l'attività di taglio durante il periodo vegetativo, cioè quando le piante hanno già messo le foglie. Tagliare le latifoglie in primavera, tramite la tecnica del ceduo che rimuove il tronco dell'albero lasciando solo un ceppo da cui nascono nuovi polloni, le danneggerebbe gravemente con evidenti ricadute sugli ecosistemi. GUFI e ISDE ritengono che non vi sia alcuna ragione per ritenere il taglio di alberi come attività necessaria che meriti una deroga durante la quarantena; che eventuali (e da dimostrare) necessità di legname possano essere soddisfatte utilizzando il legno schiantato dalla tempesta Vaia tramite un provvedimento ad hoc; e che la richiesta di riaprire il taglio nei boschi di latifoglie in deroga alle leggi a protezione dell'ambiente sia irricevibile".

Bisogna però tenere presente che il governo Gentiloni e la Regione Veneto hanno legiferato anche recentemente in merito alla PIANIFICAZIONE E GESTIONE FORESTALE.

Qui tutta la legislazione nazionale su BOSCHI E FORESTE.

Nella Gazzetta Ufficiale del 20 aprile 2018 (governo Gentiloni, ministro Galletti) è stato pubblicato il Decreto Legislativo 3 aprile 2018, n. 34, recante "Testo unico in materia di foreste e filiere forestali", in vigore dal 5 maggio.
art. 8 - comma 3. La trasformazione del bosco disposta nel rispetto del presente articolo deve essere compensata a cura e spese del destinatario dell'autorizzazione alla trasformazione. Le regioni stabiliscono i criteri di definizione delle opere e dei servizi di compensazione per gli interventi di trasformazione del bosco, nonche' gli interventi di ripristino obbligatori da applicare in caso di eventuali violazioni all'obbligo di compensazione. Le regioni, sulla base delle linee guida adottate con il decreto di cui al comma 8, stabiliscono inoltre i casi di esonero dagli interventi compensativi.
art.10 - comma 5. Al fine di garantire la tutela e la gestione attiva delle risorse agro-silvo-pastorali, il miglioramento dei fondi abbandonati e la ricostituzione di unita' produttive economicamente sostenibili in grado di favorire l'occupazione, la costituzione ed il consolidamento di nuove attivita' imprenditoriali, le regioni promuovono l'associazionismo fondiario tra i proprietari dei terreni pubblici o privati, anche in deroga al disposto di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175.
art.13 - comma 3. Al fine di tutelare la biodiversita' del patrimonio forestale nazionale, in relazione alle competenze previste all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 4 giugno 1997, n. 143, i Centri nazionali biodiversita' Carabinieri di Pieve S. Stefano, Peri e Bosco Fontana, sono riconosciuti quali centri nazionali per lo studio e la conservazione della biodiversita' forestale.


https://www.larena.it/territori/lessinia/s%C3%AC-ai-tagli-di-legna-nel-bosco-senza-permessi-1.7946530
Ora si può andare a tagliare legna per uso familiare nel bosco senza dover essere autorizzati dalla forestale. È stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Veneto ed è legge il regolamento regionale numero 2 dello scorso 7 febbraio: "Prescrizioni di massima e di polizia forestale".

Nella buona sostanza, non solo viene prevista la possibilità di trasformare il bosco in coltura produttiva (vigneto o altro), ma è anche previsto che queste trasformazioni possano essere finanziate con fondi europei.

Dal dopoguerra ai nostri giorni il Veneto ha subito due devastazioni ambientali che hanno deteriorato il paesaggio veneto al punto da renderlo irriconoscibile. La prima è stata prodotta con la costruzione di milioni di capannoni industriali distribuiti a mosaico su tutto il territorio regionale. La seconda è stata causata dalla trasformazione di decine di migliaia di ettari di boschi e praterie in vigneti.

Questa secondo intervento ha riguardato e sta riguardando anche alcune zone che dovrebbero godere di un particolare regime di protezione. I SIC, ora ZPS o ZSC, infatti sono stati istituiti nel 1992 perché:
- contribuiscono in modo significativo a mantenere o ripristinare gli habitat e le specie a rischio di estinzione/sparizione;
- contribuiscono alla coerenza della rete di Natura 2000;
- contribuiscono in modo significativo al mantenimento della biodiversità della regione in cui si trovano.

La loro funzione è stata definita con una legislazione europea recepita poi dai singoli Stati e infine, nel nostro caso, dalle Regioni.

Si dà il caso che in provincia di Verona ci siano un paio di SIC situati in zone molto ambite dai produttori di vino.
Il primo, IT3210003 Laghetto del Frassino (in zona Lugana doc), a seguito di una serie di interventi scandalosi è ormai ridotto ad una parvenza di area protetta.
Il secondo, IT3210012 Val Galina e Progno Borago (in zona Valpolicella doc), di quasi 1000 ettari, negli ultimi 15 anni è stato privato di quasi tutti i "prati aridi" che lo caratterizzavano, trasformati un po' alla volta in vigneti. Questa è la motivazione per cui è stato istituito questo SIC, così come è riportata sul sito della Regione: "L'ambiente è caratterizzato da una vegetazione di carattere xerofilo (dal greco ξηρός = secco) insediatasi su pascoli abbandonati ed ex coltivi. Interessante è la presenza di molte specie di orchidee e di altre entità rare nella flora della regione".

Le tre dorsali del SIC su cui erano presenti delle discrete estensioni di prati aridi, quella che corrisponde al monte Ongarine, quella che corrisponde alla Cola e quella che corrisponde ai Gaspari, sono state un po' alla volta vandalizzate con le ruspe e trasformate in vigneti, quasi sempre distruggendo i muretti a secco preesistenti e importando terreno dalla pianura, dato che lo spessore del terreno sulle dorsali è poco o nullo. Negli ultimi anni è invalsa la pratica di spaccare il calcare col martello pneumatico per poi fresarlo fino a trasformarlo in polvere. Tutte queste operazioni sono state ampiamente documentate fin dal 2007 da www.veramente.org.

Fino ad ora si era salvata, grazie anche agli immigrati, la collina di Costagrande, un tempo proprietà del Collegio Universitario don Nicola Mazza e poi acquistata da un investitore veronese. La proprietà si estende su una superficie totale di 104 ettari, dei quali ora 30 stanno per essere trasformati in vigneto.

Ci si domanda come possano il Servizio Forestale Regionale e il dirigente del settore Parchi e Biodiversità della Regione Veneto aver autorizzato questo ulteriore e consistente intervento, che di fatto azzera la presenza di prati aridi all'interno di un SIC costituito apposta per proteggere e conservare i prati aridi e le specie che crescono e vivono in questo particolare habitat.

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