L'amministrazione Sboarina ha voluto proseguire con il progetto della Filovia di Tosi ed ora, dopo aver messo a soqquadro l'intera città, raso al suolo gran parte degli alberi che ombreggiavano le vie cittadine e buttato al vento qualche milione di euro, si accorge di essersi infilata in un vicolo senza uscita.

Fino a quando non si deciderà di dislocare fuori dal centro storico un certo numero di scuole superiori e buona parte degli uffici pubblici non sarà possibile risolvere i problemi del traffico a Verona.

Nel 2017 Federico Sboarina è stato eletto sindaco di Verona con questo programma: "Amt va trasformata in agenzia per la mobilità con la funzione di stazione appaltante per le attività connesse alla realizzazione del nuovo mezzo di trasporto di massa: il filobus. La messa in funzione del filobus, la revisione dei percorsi con l'aumento di corsie preferenziali ad uso esclusivo e il potenziamento del parco mezzi con veicoli elettrici e a basso inquinamento potranno fare di Verona una città ecologica ed efficiente".
Intervistato a Diretta Verona dopo 70 gg dalla sua elezione Sboarina dichiarava:
"Per quanto riguarda il filobus, ha bisogno di una potente rianimazione: i cantieri sono bloccati perché le imprese attendono le varianti; noi stiamo aspettando i pareri da Roma, se si possono utilizzare i mezzi da 24 metri invece che da 18 metri ...".

Ancora nel luglio scorso il sindaco Sboarina si esprimeva così (comunicato stampa di AMT): "La filovia è una delle opere pubbliche più importanti che si sta realizzando nella nostra città. Se n'è parlato per anni, senza mai addivenire a nulla. Basta con le perdite di tempo, la mia ammnistrazione è per le cose concrete. La viabilità veronese ha bisogno di mezzi di trasporto di massa e in questo modo insieme ad Amt assolviamo ad una necessità moderna. È chiaro che un intervento di questo tipo porta con sé un periodo di disagi che noi, con altrettanta trasparenza, stiamo affrontando per risolverli insieme ai residenti. Chiedo ai veronesi di segnalare le esigenze anche più piccole, solo così le fasi di cantiere avranno un minore impatto".

La pandemia ha fatto molto male a tante persone, ma sembra aver fatto ritrovare il senno a qualcun altro, o forse è sembrata a qualcuno un'ottima scusa per riposizionarsi su questioni che già prima del coronavirus avevano iniziato a traballare.
Oggi il sindaco Sboarina ha riferito alla stampa di un incontro avuto con i tecnici di Amt, che hanno riportato, sulla scorta del confronto con il ministero dei Trasporti, la "grande disponibilità" dello stesso ministero verso il ripensamento dell'opera, accogliendo dunque la posizione espressa dal sindaco, che mira a porre in evidenza "tutti gli effetti negativi avuti dalla pandemia sul progetto filovia".

Il primo cittadino di Verona ha rimarcato più volte che il progetto "filobus" non è un'idea dell'attuale amministrazione, bensì "è stato ereditato dalle precedenti amministrazioni", evidenziando inoltre che "i lavori erano stati appaltati" e la precedente amministrazione nell'ultimo periodo aveva "sottoscritto tutti i contratti determinando un percorso di non ritorno, fino al 23 di febbraio". Da questa data in poi, con l'inizio cioè dell'emergenza coronavirus, il sindaco segnala il mutamento delle condizioni avvenuto e, dunque, anche la possibilità di ripensare "lo scenario futuro del filobus, nessuno escluso".
Meglio tardi che mai, verrebbe da dire.

Negli anni scorsi ci siamo occupati ripetutamente di trasporto pubblico e privato facendo anche qualche proposta. Purtroppo Sboarina non ha saputo operare una vera discontinuità rispetto ai progetti di Tosi, che già in passato si erano dimostrati molto carenti sia dal punto di vista progettuale sia rispetto al piano economico. A questo punto servirebbero degli amministratori capaci di immaginare un nuovo modello di città, una città fatta a misura di esseri umani, dove si cammina, si va in bici, si va al parco. Dove per parco non si intedono gli squallidi parchetti di quartiere, ma il Parco delle mura, il Parco dell'Adige, il Parco delle Colline, il Parco dello Scalo Merci, una promessa non mantenuta dal sindaco Sboarina.

In questa "Verona Nuova" si andrà anche a scuola, ma si andrà a piedi, in bicicletta, con il mezzo pubblico, non accompaganti da migliaia di genitori alla guida di migliaia di Suv. Si andrà anche a lavorare, certo, e molti dovranno usare la macchina, ma dovranno imparare ad usarla il meno possibile, solo quando è strettamente necessario. Sopratutto se nel frattempo alcune strade verranno convertite in piste ciclabili e il trasporto pubblico diventerà gradualmente efficiente e funzionale ai bisogni reali dei veronesi. Sopratutto se la politica avrà il coraggio di programmare il progressivo spostamento di parte dei servizi che attraggono una quota considerevole del traffico veicolare (scuole, uffici pubblici, ospedali, ecc.) fuori dal centro storico di Verona.

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