Il Decreto del governo Renzi che passa sotto il pomposo nome di "competitività", è un insieme di modifiche o integrazioni di altre normative di settore che negli intenti della maggioranza dovrebbero semplificare l'attività delle aziende in diversi campi economici e della produzione, che vanno dall'agricoltura alla gestione dei rifiuti. Con risultati sorprendenti.

In realtà appaiono per quello che sono: un "collage" di imperativi, richiesti dalle varie corporazioni, tesi ad eliminare quelle regole che gli imprenditori sentono come ostacoli per poter produrre senza inutili cavilli burocratici. Alcuni interventi non c'entrano neppure con l'attività economica e stridono con una presunta "organicità" del decreto diventato ormai legge. Di fatto dimostrano ancora una volta come l'azione del Governo Renzi si muova nell'alveo della più fedele tradizione "consociativa" e "corporativa" del "vecchio" mondo socialdemocristiano.

Ci riferiamo alle modifiche della legge nazionale n.157 del 1992, ipocritamente chiamata a tutelare la fauna selvatica omeoterma (uccelli e mammiferi), ma che, dettata dalla corporazione venatoria, è da tutti conosciuta come legge sulla caccia.

La prima stesura del decreto prevedeva l'abrogazione della pratica della cattura (legale) degli uccelli per utilizzarli come richiami da conferire ai cacciatori di tordi e allodole. Era un atto dovuto in considerazione della procedura d'infrazione che Bruxelles sta avviando nei confronti dello Stato Italiano, reo di violare, da anni, la Direttiva CE "UCCELLI". La mancata osservanza delle prescrizioni europee comporta una multa di parecchi milioni di euro, da sottrarre all'importo del monte di contributi provenienti dall'Europa.

Al Senato, in prima lettura, vengono introdotte numerose modifiche al testo del Governo e una in particolare "abroga" la chiusura dei roccoli riproponendo tale e quale la situazione attuale. Sembra che la responsabilità della modifica sia da attribuire al relatore di maggioranza del PD,  casualmente eletto a Brescia.....

Alla Camera si aspetta un ribaltamento. E infatti Renzi pone la "fiducia" su tutte le modifiche poste dal Senato tranne che per quella riguardante i "roccoli" e ottenuto il voto favorevole, in terza lettura al Senato, il Decreto "competitività" diventa finalmente legge. Evidentemente anche alla Camera c'era una maggioranza trasversale di amici dei cacciatori che sarebbe stata disposta a far cadere il Governo!

Secondo intervento apparentemente "innocuo" per la Biodiversità voluto da un'altra corporazione che è stata un "pilastro" della DC: la Coldiretti. La Nutria, questo simpatico castorino, che non ha colpa dell'essere stato portato in Europa dalla natia America per morire come pelliccetta "economica" prima che le signore potessero ambire a visoni o volpi argentate, passa da specie "protetta" a specie priva di qualsiasi tutela, al pari di pantegane e moreciole.

Sembra una cosa "ovvia" e "doverosa", quasi una dimenticanza del passato, considerato i danni che provoca (molto enfatizzati....tanto per giustificare le alluvioni al posto dell'incuria, dolosa, del territorio). Magari sulla necessità del contenimento della Nutria si potrebbe essere d'accordo, tanto più che già veniva praticata da parte di cacciatori (con il fucile) e agricoltori (con gabbie trappola). Su come il contenimento sia stato gestito, e sui suoi effettivi risultati, stendiamo un velo pietoso, ma almeno teoricamente, anche se aleatori, esistevano regole e obblighi e, per le guardie venatorie, il dovere di operare i necessari controlli.

Le povere nutrie intrappolate, almeno sulla carta, avevano diritto ad una morta indolore. Le carcasse trattate nei modi di legge per prevenire l'insorgere di focolai di patogeni. Ora non più: i cacciatori spareranno a vista da settembre a febbraio e gli agricoltori saranno giustificati a porre trappole, tagliole, lacci, veleni, lungo fossi e corsi d'acqua. Tutti mezzi che restano vietati per legge, ma l'uso diffuso (e giustificato dal fine) ne garantirà la totale immunità. Fatalmente ne faranno le spese tante altre specie selvatiche che non fanno alcun danno come uccelli acquatici, volpi, mustelidi, lepri ma anche semplici gatti randagi e cani vagabondi.

Tra l'altro una sorta di autogol: gli agricoltori resteranno privi della possibilità di ottenere un indennizzo che spetta solo per danni causati da specie ascrivibili alla fauna selvatica. Gioisce la corporazione venatoria. I soldi pubblici così risparmiati andranno a loro per lanciare fagiani da pronta caccia.

Sarebbe bastato dichiarare le nutrie non più specie "protetta" ma "cacciabile" e affidare i programmi di eradicazione a soggetti professionali. Come in Inghilterra dove, infatti, non ci sono più nutrie. Il disposto prevede anche di inserire, in futuro, altre specie da considerare "non appartenenti alla Fauna Selvatica oggetto di "tutela". Siamo sicuri che ne faranno le spese i colombi "toresani" . Così il loro sterminio, già avviato da tempo, per divertire gli sparatori rimasti orfani del tiro al volo, diventerà totale (….la soluzione finale.....?).

Per terzo, la leggina "competitività" consente nuovamente di bruciare cascami derivanti da potature , decespugliamenti, tagli a raso di siepi, ecc. Il divieto non era bislacco: con i tanti roghi invernali si immettevano nell'aria considerevoli quantità di micropolveri anche più fini delle già micidiali PM10. Ma soprattutto, con la scusa di eliminare le "frasche secche" si tornerà a bruciare di tutto, anche i tunnel in polietilene e altri materiali plastici immettendo nell'aria pericolosissime diossine. Per non parlare del rischio di esporre i nostri boschi a devastanti incendi. Ovviamente il tutto viene "scaricato" sui Sindaci che avranno l'obbligo del controllo e di decidere tempi e modi. Chissà cosa succederà nella "terra dei fuochi"!

Piccole cose si dirà. Ma proprio perchè apparentemente non importanti sono rivelatrici di come Renzi, novello demiurgo che vuole cambiare l'Italia, intende il cambiamento. Grande "attivismo" giovanilistico, quasi scoutistico, che lascia intatta, anzi rafforza, la struttura "corporativa" del nostro Stato, dove da sempre, sono le corporazioni e le clientele del voto di scambio a dettare le regole. Quelle che ovviamente vanno bene per loro e non certo per il Bene Comune.

S'ode sempre più forte un rumòr di folla: A ‘ridatece er Baffino...............

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