I social media sono uno strumento di controllo politico, e la frivolezza dei contenuti veicolati è funzionale a questo controllo. Non solo facebook e compagnia tracciano la nostra attività in rete e tengono un dossier su ciascuno di noi, ma si preoccupano anche di tenerci lontani dai veri problemi.

 

"La società di massa non vuole cultura, ma intrattenimento"

(Hannah Arendt)



Nelle mie crociate contro i social media commerciali, essenzialmente facebook e twitter, incappo spesso nello stupore, quando non nella disapprovazione, di chi ha fatto di questi siti web uno strumento per fini politici. È straordinario vedere come vi sia un numero enorme di persone non solo disposte, ma entusiaste di barattare la propria riservatezza con un megafono moscio attraverso il quale far transitare le proprie battaglie.

Abbiamo già scritto che la bestia si nutre dei nostri dati, e che alla nascita del fenomeno dei social media è stata completamente soppressa la navigazione anonima, un tempo diffusa universalmente in rete. Oggi, grazie a questi strumenti, abbiamo deciso volontariamente di essere tracciati, e acconsentiamo implicitamente che le nostre ricerche, le nostre manifestazioni di interesse o sostegno, qualsiasi cosa facciamo, siano utilizzate per scopi commerciali.

La contropartita è troppo importante, e non siamo più in grado di rinunciarvi: uno speaker's corner, un palco da cui parlare ed essere ascoltati dai propri contatti, senza estenuanti riunioni, noiosi giri di mail, basta un copia-incolla e voilà, il messaggio politico è passato, il meme è stato generato o perpetuato. Un megafono moscio, appunto, che sarà usato essenzialmente per conoscere meglio i gusti commerciali nostri, ma anche quelli dei destinatari dei nostri post, di chi commenterà, di chi li marcherà col 'mi piace'.

Stefano, autore e lettore di Veramente.org, scrive: "Di facebook penso male, ma per me i pro sono ancora maggiori dei contro". Il punto è proprio questo: la massima utilità per ciascuno di noi si trasforma nel disastro collettivo di una rete controllata e dominata da pochissimi operatori. Ma la cosa sorprendente è che il vero scopo politico di questo megafono moscio è esattamente il contrario del motivo per cui noi alternozzi lo utilizziamo: ovvero mantenere le masse lontano dai problemi reali, quelli che potrebbero creare problemi all'èlite dominante.

Per capire questo meccanismo autoritario occorre guardare come è utilizzata internet nei paesi dove la democrazia è più in crisi che da noi, come la Russia, e per far questo ci avvaliamo di Evgeny Morozov, nel suo libro "L'ingenuità della rete" che non finiremo mai di consigliare.

Uno dei canali più frequentati della rete russa è "The Tits Show", nome che non ha bisogno di molte spiegazioni. "Il format di questo programma trasmesso da Russia.ru, pionieristico esperimento di internet television supportato dall'ideologia del Cremlino, è molto semplice," scrive Morozov: "un ragazzo giovane, arrapato e leggermente sovrappeso va in giro per i locali di Mosca alla ricerca del seno perfetto. Considerato quello che offre la vita notturna di Mosca, lo show non è mai a corto di situazioni da riprendere e di donne da palpare e intervistare."

Ma "The Tits Show" è solo uno della trentina di show giornalieri e settimanali prodotti da Russia.ru, sito emanazione diretta del Cremlino. Si tratta sempre di prodotti di qualità professionale, con molti soldi e molta abilità tecnica alle spalle. In alcuni di questi show si discute di politica, ma molti sono frivoli. I Russi, che pur vivono in una condizione democratica diciamo complicata, non amano parlare di politica, e sono l'intrattenimento e i social media a fare la parte del leone. "Le ricerche più popolari sui motori di ricerca russi non sono "cos'è la democrazia?" o "come proteggere i diritti umani", ma "cos'è l'amore?" e "come perdere peso", continua Morozov.

Russia.ru è lo strumento del Cremlino per influenzare la rete. Ancora Morozov: "Questo sito nasce dalla preoccupazione del Cremlino che la transizione dal mondo della televisione, del quale ha il pieno controllo, all'anarchico mondo di internet possa minacciare il potere del governo di gestire la diffusione delle informazioni e controllare la reazione del pubblico. Per questo sostiene un gran numero di siti sempre pronti a denunciare l'opposizione e ad acclamare ogni iniziativa governativa. Ma ora si sta espandendo sempre di più nel campo dell'intrattenimento apolitico. Dal punto di vista del governo è meglio tenere i giovani russi del tutto lontani dalla politica, fargli guardare video divertenti sulla versione russa di YouTube, RuTube (che è di Gazprom, gigante dell'energia di proprietà dello stato), o su Russia.ru. Molti russi sono felici di questo stato di cose, anche a causa dell'alta qualità di queste distrazioni online. Le autorità russe ringraziano: il sistema più efficace di controllo sul web non è quello dotato della censura più sofisticata, ma quello che non ha bisogno di nessuna censura."

"La crescita dell'impero dell'intrattenimento online del Cremlino può spiegare perché ci sia così poca censura ufficiale in Russia (il Cremlino non vieta l'accesso ai siti web dei suoi oppositori), mentre l'attività politica è sorprendentemente povera. Russia.ru, con il suo team specializzato e il suo budget flessibile, è solo uno dei molti tentativi di controllare lo spazio pubblico, e per farlo si affida all'intrattenimento anziché alla politica," conclude Morozov.

Quello che fa russia.ru, in maniera rozza e palese, nella terra di Putin, facebook e twitter lo fanno in occidente, anche se in maniera più sfumata e sottile. La censura è inutile: i siti di informazione indipendente (come veramente.org) sono pallosi, e non se li fila nessuno. Casomai diventassero troppo scomodi, basterebbe poco per sommergerli con un po' di disinformazione. Il potere preferisce usare i social media per due ottimi motivi: una sana stupidera per rimbambire il popolo bue, e la tracciatura di chi è potenzialmente pericoloso.



 

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